La mamma artista

La mamma artista
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Laura Stefani ha lasciato il proprio catalogo di opere in panificio. Avete capito bene: voleva farlo avere a Barbara e lo ha lasciato al panificio. Un gesto raffinato e gentile che nessuno avrebbe saputo fare. Il talento di Laura Stefani è quello di saper essere un’artista e anche una mamma. Radicata alla vita di tutti i giorni dalla quale prende spunto per realizzare le proprie opere. Come “Cellule”, immagine di un neonato che dorme realizzata con sfere riempite di tessuto e assemblate insieme. Il tessuto utilizzato proviene dai vestitini dei bimbi di Laura

La prima volta che ho incontrato Laura Stefani è stata in occasione di “Cellule” il suo lavoro realizzato in pluriball e tessuti. L’immagine viene inequivocabilmente dal mondo femminile ed è tradotta con la grazia e l’emotività del femminile. L’opera di due metri per due era appesa ad una finestra che si affacciava sul fiume e Laura, ancor prima di parlarmi del suo lavoro, mi spiegava che avrebbe ricompensato la famiglia che l’aveva aiutata ad appendere en plein air la sua installazione con una torta fatta da lei.

La cosa non è affatto irrilevante, perché porta dentro due messaggi importanti. Intanto c’è un: fatto da lei, con le sue mani e con il suo cuore.
E poi c’è il dono, la gratitudine. Cominciamo da questo particolare. Le donne parlano il linguaggio del femminile. Sia che cucinino una torta sia che che si esprimano artisticamente.
La nostra società spesso separa le cose soprattutto se si tratta di donne.
Sempre a dover dividere il corpo della donna dalla sua testa, dal suo talento.
Se una donna cucina non può anche essere un’artista.
Se una donna è intelligente non può anche essere bella e disinibita e libera.
E quanti altri stereotipi in merito?

Io, che vado sempre incontro al femminile e che sono per natura controcorrente, quando trovo sul mio cammino la complessità del femminile che si esprime con amore, armonia, che spiazza tutto e tutti per la sua trasversalità, quando mi emoziona per quello che racconta, non posso far altro che imbracciare la penna, l’unico strumento che ho e forse l’unico che so usare. E scrivo.

Questa volta voglio scrivere di Laura Stefani e della sua arte ma anche della bella persona che è. Perché è ora di finirla che gli artisti gli scrittori gli attori sono maledetti irraggiungibili o, quando ci va meglio, incomprensibili: la spettacolarizzazione dell’arte ha allontanato tutto, ha trasformato e corrotto tutto. Ha perso di vista il suo compito.
Un artista ha il compito di comunicare con la sua arte, deve trasmettere opinioni, emozioni. Deve trasformare il mondo e migliorare le persone.
Laura Stefani per questo suo approccio intimo mi ha davvero conquistata, perché sa mettere in circolo emozioni rare.
Dopo aver visto “Cellule” ci siamo incontrate di sfuggita un paio di volte, le ho detto che mi sarebbe piaciuto scrivere del suo lavoro.
E un giorno in panificio mi trovo il suo catalogo.
L’ha lasciato là per me.
Una cosa così intima e gentile, elegante e raffinata, io non l’avrei saputa fare.
In un momento storico in cui se non hai l’I-phone sei un troglodita, se non hai il sito web sei uno sfigato e scempiaggini discorrendo, Stefani mi porta il catalogo in panificio.
Capite la grandezza della persona?

E allora apro questo catalogo e mi appare un cuore – il mio punto debole, lo sapete, o meglio: il mio punto forte! – un cuore enorme di due metri d’altezza realizzato in plastica e metallo riciclato, un cuore in fiamme che sembra il sacro Cuore, che è la summa di tutti i Pgr, anzi, è ontologicamente “Il Cuore”.
Le bottiglie di plastica riciclata vengono sfilacciate, pazienza certosina, precisione, e creano dei raggi, un sole cuore, un cuore in fiamme, fiammante, nei toni gialli e arancioni e rossi.
Bellissimo, altro non c’è da aggiungere.
Segue “Cellule” che è l’immagine di un neonato che dorme, immagine poetica assoluta.

Ma non vi ho detto ancora tutto. Laura mi raccontò un particolare tenerissimo in merito alla realizzazione dell’opera che è composta appunto di cellule, sfere riempite di tessuto e assemblate insieme. Ebbene, i tessuti usati per raffigurare questo neonato vengono dal mondo intimo di Laura, sono i vestitini dei suoi bambini, di quando erano piccoli.
Io me la vedo Laura che li preserva. Li mette nell’armadio questi vestitini e poi quando l’idea artistica sopraggiunge e dal cuore arriva alle sue abilissime mani, ecco, li taglia, li appallottola e crea un’opera d’arte che è un gioiello.

Un altro capolavoro è “Elogio della leggerezza” (foto a lato), altra parola magica del femminile. La leggerezza, quella che le donne mettono nella vita anche quando stanno in bilico sopra ad un precipizio, le donne che faticano come nessuno può immaginare eppure sorridono, riescono a farlo con leggerezza, grazia, amore, generosità.
Parole che sono il tratto distintivo della donna e dell’artista Stefani.
In quest’opera in plastica e tessuto (anche per i materiali rimaniamo sempre nel quotidiano, nell’intimità della persona) abbiamo una candida ballerina con le braccia volte al cielo che volteggia quasi sospesa nel vuoto, immersa in un mondo candido di luce bianca che illumina anche le nostre anime.

Laura Stefani realizza anche gioielli, di carta, stoffa, plastica, molto interessanti e originali.
Ma mi piace chiudere parlandovi dell’ “Opera unica”, i ritratti di Caterina Chiara e Costanza realizzati da Laura Stefani seguendo il metodo del pungiball di Cellule.
Non so chi siano queste tre bambine e non mi interessa saperlo.
Per me sono un’opera unica, appunto.
Perché Stefani è un’opera unica, come uniche sono le sue mani e il cuore.
Un’artista.
Una donna.
Unica.

di Barbara Codogno

13 novembre 2011